|
|
In! Dai,
parliamone
di
Salvatore Falci, la scomparsa dalla scena dell'opera di qualsivoglia
oggetto da contemplare
e la trasformazione della galleria in una sorta di salotto in cui è possibile
discutere con l'artista e con i militanti di Amnesty International sul
tema della pena di morte - contro la quale è anche possibile firmare
una petizione che verrà realmente inoltrata al Parlamento europeo
- trasforma radicalmente il cerimoniale del vernissage, introducendo
in maniera performativa nel birignao e nei commenti di circostanza
che abitualmente
informano i discorsi del pubblico, la discussione e la riflessione
attorno ad un tema civile.
C'è da aggiungere che - in maniera forse imprevista - la particolare
natura di questa operazione ha finito del pari per trasformare la composizione
stessa del pubblico della mostra, mescolando quello abituale dell'arte
- presso il quale l'operazione era stata promossa come personale di Salvatore
Falci per mezzo di canali e formule convenzionali - a quello dei pacifisti
di Anch'io a Kilengani attirati invece dal tema particolare di discussione
di cui erano stati portati a conoscenza. Questa commistione culturale ha
realizzato quello che potremmo definire nei termini di un "cortocircuito
situorelazionale", tale da sovvertire gli schemi di comportamento
abitualmente messi in pratica dai due diversi gruppi in questione.
galleria Alicealtrilavorincorso
Roma
, nov. 2003 |